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Storia della Stufa

Storia della Stufa
Il termine “Stube”, ossia la stanza riscaldata a stufa, deriva etimologicamente dall’antico germanico la cui radice è la stessa del termine frisone “Stoev” o “Stoevchen” col quale si definiscono i piccoli scaldini di ottone o di terracotta. Ricordiamo inoltre il termine latino Prodotti e Marchi “cacabus” : pentola inserita nelle stufe, derivato dal tedesco “Kachel” e “Olle”: vocabolo di derivazione longobarda indicante recipienti in terracotta, ancora in uso nel dialetto trentino col significato modificato di formelle. Dalla stube tedesca, nelle derivazioni dialettali delle vallate alpine discende anche il ladino “stuva” oppure “stiva”.

La Stufa
La stufa in muratura intonacata, conosciuta anche come Kachelofen, diffusa nel mondo di lingua tedesca e tipica anche di alcune zone del nostro Paese, si caratterizza per la grande inerzia termica, per la capacità di accumulare calore e di cederlo uniformemente all’ambiente E’ particolarmente conveniente se si ha la possibilità di stivare la legna necessaria al suo funzionamento ed è stata rivalutata dall’architettura bioecologica per le sue caratteristiche, che Ia fanno collocare tra i migliori sistemi di riscaldamento dal punto di vista della salubrità, dato che riscalda in massima parte secondo i principi dell’irraggiamento, assicurando una piacevole sensazione di calore con temperatura bassa dell’aria e più elevata delle pareti che circondano il locale nel quale la stufa è posizionata. Collocata preferibilmente al centro dell’edificio, tradizionalmente a cavallo tra il locale cucina e la zona di soggiorno, ma comunque sempre in una posizione strategica rispetto alla possibilità di irradiare calore “dal centro alla periferia”, può essere considerata, lì dove il suo uso si è mantenuto, il vero e proprio cuore della casa. Senza contare che una casa può essere dotata di più di una stufa e anche le stanze da letto possono essere provviste della loro brava stufa.

Esistono essenzialmente due tipi di Kachelofen – lo si è accennato nelle pagine precedenti – e moltissime varianti per quanto riguarda la forma. I due tipi sono: la stufa intonacata a calce e la stufa rivestita di piastrelle di maiolica (dette olle). che a volte si presenta come una vera e propria opera d’arte. Per quanto riguarda le forme, su una certa codificazione tradizionale che prevede alcune realizzazioni standardizzate, si sono più recentemente sviluppate le forme più fantasiose e creative.

Di solito attorno alla Kachelofen corre una panca di legno e sopra a essa, a volte, è prevista una struttura, anch’essa di legno, che può essere utilizzata come piacevolissimo giaciglio. La Kachelofen va costruita sul luogo utilizzando pietra o materiale refrattario e prevedendo la sapiente messa in opera di “giri di fumo” che costringono il calore a dei percorsi nei quali esso viene ceduto al materiale che il ha il compito di accumularlo per poi cederlo lentamente per irraggiamento delle sue superfici calde e per riverbeo delle pareti della stanza. La costruzione avviene di solito a opera di mastri fumisti, ma tradizionalmente ogni capofamiglia costruiva da sé la propria stufa rinnovando un saper trasmesso di generazione in generazione – cosa che avviene ancora oggi, per esempio, nelle valli del Sudtirolo.

L’irraggiamento prodotto dalla stufa non produce sensibili movimenti d’aria. riducendo al minimo la circolazione della polvere con tutti i suoi dannosi effetti. E’ notevole inoltre il risparmio energetico che essa consente: la sua capacità di accumulare calore e di cederlo lentamente quando sia a regime, consente di caricare con legna la stufa solo due volte al giorno. al mattino e alla sera. La sua resa ottimale dipende in gran parte dalla continuità di carica e dalla capacità di capire di quanta e di quale legna essa abbia bisogno per dare il meglio di sé, dato che ogni Kachelofen è un po’ come un forno che una brava cuoca deve imparare a conoscere perchè possa essere utilizzato nel modo più soddisfacente. In ogni caso, qualora sia adeguatamente progettata per l’ambiente che si desidera riscaldare e per le esigenze dei suoi fruitori. essa può essere l’unica fonte di calore o può essere minimamente integrata con un altro sistema di riscaldamento. I costi di installazione possono variare sensibilmente e gran parte della spesa dipende dal tipo e dalla qualità delle piastrelle di maiolica. che non hanno solo una funzione estetica. Esse assolvono infatti un altro compito: conducono il calore dal refrattario. con il quale sono a contatto, avente una temperatura variabile tra i 400 e i 600 °C e lo immettono nell’ambiente sotto forma di irraggiamento mantenendo sulla superficie una temperatura massima attorno a 70-80 °C. con picchi di 110 in prossimità del focolare. Offrono perciò una maggiore garanzia di sicurezza nei possibili contatti con le superfici calde.

La costruzione della stufa intonacata a calce è decisamente più economica e non a caso era tipica delle case meno ricche e dell‘autosufficienza di un tempo. La separazione dal contatto con le superfici della stufa è in questo caso ottenuta con l‘installazione di un leggero schienale di legno che corre tutt’intorno alla stufa stessa.

I costi di manutenzione sono in ambedue i tipi di stufa praticamente inesistenti. Si richiede ovviamente l’efficienza della canna fumaria. che dev’essere dimensionata in modo adeguato, e la periodica pulizia della camera di combustione e dei percorsi del fumo. In anni recenti è stato messo sul mercato un modello cosiddetto “ad aria calda”, costituito da una caldaia interna in ghisa ove avviene la combustione, e da un rivestimento esterno in maiolica. Fra il rivestimento e la caldaia è posta un’intercapedine dove l’aria viene riscaldata e sale fuoriuscendo dalla stufa verso il locale in cui si trova o verso altre stanze, alle quali è convogliata attraverso appositi condotti. Tale stufa, che si presta peraltro a essere accoppiata a una parete riscaldante ad ipocausto, consente di ridurre il tempo necessario al riscaldamento del locale, poichè il flusso di aria calda ha inizio con la combustione stessa. L’emissione di calore per irraggiamento dalla superficie, che avviene in un secondo tempo, si riduce però al 50% del totale. Il che dunque non compensa dell’iniziale lentezza del rilascio di calore da parte della stufa in muratura di concezione tradizionale, problema superato nel caso in cui tale stufa sia mantenuta in funzione in modo continuativo, così che le sue pareti mantengano costantemente la “carica di calore”.

Le radici di un‘antica storia

Nel museo di Arti Popolari di Innsbruck si può ammirare un’antica stufa contadina del XVI secolo, proveniente dalla Val Pusteria, caratterizzata dalla parte superiore a volta schiacciata, che ricorda in modo evidente gli antichi forni da pane. Non sembra quindi azzardato ipotizzare che la stufa trovi le sue radici proprio in questi antichi manufatti di cui sono state trovate tracce, già nei villaggi palafitticoli dell’età del bronzo.
Questi forni da pane erano costituiti da un fondo di argilla rinforzato con corteccia d’albero su cui poggiavano lastre di pietra funzionanti da accumulatori di calore. La volta a botte del forno veniva ottenuta con l’intreccio di rami flessibili (come il salice ad esempio) coperti poi da argilla, mentre l’imboccatura del forno veniva poi chiusa con una lastra di pietra.

Quando ci si rese conto che il forno oltre a cuocere, irradiava calore nello spazio circostante, nacque il concetto di stufa, è logico presumere che questa scoperta sia avvenuta nelle regioni a clima freddo e infatti è proprio in regioni come quelle alpine che si svilupperà nel tempo tutta una cultura del manufatto stufa, prima in cotto, poi in maiolica, cultura che continua tutt’ora.

La stufa dei romani
In epoca romana si usavano due sistemi per riscaldare le case: il primo consisteva in fornelli sotterranei costruiti in muratura che erano collegati a condotti realizzati con cilindri di cotto. Questi condotti portavano il calore nei vari ambienti della casa. l cilindri di cotto che formavano questa specie di tubature erano chiamati “caccabus” e da questo nome latino sembra derivare il germanico “Kachel” che indica quelle particolari piastre ceramiche che formavano e formano le stufe di maiolica, dette appunto Kachelòfen. Il secondo sistema consisteva sia in braceri, ampiamente diffusi, ma pericolosi per le esalazioni, sia in apparecchiature portatili chiuse, dove si bruciava legna; una via di mezzo tra lo scaldino e la stufa metallica.

Le stufe di pietra e Ia Stube
Nei musei all’aperto. quei musei cioè che raccolgono con cura esempi di antiche abitazioni contadine e popolari e che sono sparsi un po‘ ovunque in Europa, si possono ammirare stufe rustiche di interessanti caratteristiche, ambedue sono costruite con lastre di pietra ed hanno la caratteristica di venire caricate di combustibile dal locale attiguo a quello che devono scaldare.

Un accorgimento per avere calore pulito, senza fumi e senza sporco: ’anticipazione del concetto di Stube, il classico locale con stufa, diffuso in tutto l’arco alpino. Nei paesi di lingua tedesca il termine Stube (sala o soggiorno) indica infatti quel locale dove si installavano monumentali stufe in cotto o in maiolica con panche attorno per riposarsi e conversare. II nome potrebbe derivare da “Stoev” termine antico che indicava degli scaldini costruiti in terracotta.
Tutt’ora viva è la tradizione di costruire la Stube come un locale interamente in legno.
Legno per il rivestimento delle pareti (e a volte sono splendide boiserie) legno per pavimenti. soffitti (frequentemente a cassettoni) e ovviamente per tutti i mobili, in modo da avere un ambiente il più possibile intimo e accogliente dove riunirsi con la famiglia o con gli amici al tepore della immancabile, a volte monumentale, stufa in ceramica decorata a formelle dai brillanti colori.

La stufa in maiolica
Parlando di decorazione e d’obbligo soffermarsi sulle tufe di maiolica. un particolare tipo di ceramica porosa con aspetto di una pasta bianca e consistente. la più adatta a ricevere la smaltatura e ad amalgamarsi perfettamente con questa in modo da diventare impermeabile. resistente al calore, agli urti o abrasioni. Pure antichissima è la storia delle piastrelle in maiolica-

Le prime notizie parlano addirittura d piastrelle del periodo assiro-babilonese, intorno al 700 a.C.

Dopo un periodo di oblio la maiolica tornò in auge nel IX secolo e con la dominazione araba si diffuse in Europa, particolarmente in Spagna e precisamente nell’isola di Maiorca, dalla quale sembra derivare l’attuale nome.

Furono poi gli spagnoli a introdurla in tutta Europa e nei Paesi Bassi in particolare.

In ltalia assume grande importanza nel Rinascimento e in particolare a Faenza, dove abili artigiani perfezionarono il suo procedimento introducendo l‘ossido stannico che le conferisce maggior resistenza ed il caratteristico colore bianco. Ma già nel XIV secolo sembra si siano fabbricate stufe in maiolica. Le piastrelle trecentesche avevano forma quadrata con fondo a scodella solcato da rilievi concentrici (per accrescere l’effetto radiante) e questa forma è rimasta immutata per secoli lasciando solo al variare degli elementi decorativi il compito di segnare le diverse epoche.

Tra le regioni dove la stufa in maiolica vanta le origini più antiche va ricordato l’Alto Adige e proprio in queste valli. a riprova di quanto detto all’inizio, sono stati rinvenuti gli antenati delle stufe. cioè i forni preistorici per cuocere il pane. Inoltre la stufa più antica che si conosce oggi (una Kachelofen in refrattario e maiolica) è conservata nel Castello di Merano e risale al 1400.

24 ore conj una ricarica
E’ evidente che date le condizioni climatiche delle zone alpine, si richiedevano stufe con elevata capacità termica, capaci di sfruttare al massimo il valore calorico del combustibile, che durassero per tutta la giornata e la notte con una sola carica e che, una volta spente mantenessero a lungo il calore.

A questi duri requisiti poteva rispondere in modo soddisfacente solo la stufa in maiolica.

Ancor oggi le stufe in maiolica altoatesine, grazie alla produzione di aziende di antica tradizione, rispondono perfettamente a queste specifiche oltre a costituire un valido elemento di arredo per il loro elegante aspetto.

Le stufe di Sfrunz
Tra la produzione altoatesina, merita un particolare cenno quella di Sfruz, in Val di Non. In questo paese montano, ricco di cave di argilla, si rifugiarono, ai primi del ‘500, alcuni Anabattisti faentini di fede protestante per sfuggire alle severe repressioni della Controriforma. Tra di essi vi erano anche dei maiolicari che qui introdussero l‘arte della ceramica.

Ma è nel ‘700 che Sfrunz assume importanza per la produzione di stufe in maiolica (ne furono prodotte centinaia e tutte di grande valore) e in Val di Non sono tutt’ora vive le testimonianze di questa antica arte, tanto che nel 1984 alla mostra dell’artigianato della Val di Non erano esposte tre nuove “stufe di Sfrunz”.

La terracotta
Altro genere di stufa di grande interesse è quella in terracotta, o meglio in materiale refrattario e rivestimento in cotto, di cui un’altra regione, la Toscana, vanta una lunga tradizione.

La Feliciano Felici, ditta di origini antiche, (nell’archivio storico di Prato si legge: “1575; Famiglia Felici, fabbricanti di orci, cadini per fuoco etc.) produce nell’800 le stufe-caminetto Franklin (ma in cotto mentre gli originali “Franklin” erano prodotti in metallo) costruite in un unico pezzo e con importanti innovazioni tecniche (la circolazione dei fumi in appositi condotti in terracotta ricavati nel corpo monolitico della stufa).

Produce anche, nei primi del ‘900, le stufe ad elementi sovrapposti per sfruttare la maggior quantità possibile di calore irraggiandola attraverso la maggior superficie. Idea questa che sembra però doveroso attribuire a Pietro Becchi, romagnolo di Forlì che nel 1850, appena ventenne, con il padre Valerio si dedicava a vari lavori nel campo dell’edilizia.

Questo tipo di lavoro lo costringeva spesso a dover intervenire nella riparazione di vecchie stufe in mattoni tenute insieme da cerchi di ferro. Il lavoro di restauro era lungo e paziente e da queste faticate esperienze al giovane Becchi venne l’idea di creare una stufa simile ma in cotto, monolitica e senza ferri.

Il prototipo fu presto fatto con un rudimentale stampo in legno; ne fabbricò una ventina e le vendette con buon successo. La richiesta fu tale che ne nacque una fabbrica di cui è riportato il volantino pubblicitario a pagina 48. Questa particolare stufa venne chiamata “a cassettoni” e poteva essere alimentata sia a legna che a carbone. Nel 1889 la “stufa a cassettoni” del Cavalier Pietro Becchi ottenne ben 24 medaglie d’oro in varie esposizioni nazionali e internazionali.

Le stufe in terracotta scaldano lentamente, ma una volta riscaldate, perdono molto lentamente il loro calore, mantenendo a lungo una temperatura conveniente. Sono quindi molto valide perche’ con un consumo energetico minore, continuano a irradiare calore anche dopo che il fuoco sia stato spento.

La forma delle stufe in maiolica
Le prime stufe ebbero basi rettangolari ed altezze piuttosto contenute (m. 1,40 – 1 ,60).
Alcune erano piane, altre erano munite superiormente di una volta a botte (è la cosiddetta stufa a muletto). Intorno alla stufa frequentemente veniva posta un’impalcatura in legno che consentiva la sistemazione di una panca, serviva da appoggio per panni che dovevano asciugare, ma cosa più importante serviva durante l’inverno a sostenere un pagliericcio; una specie di letto provvisorio per Ie persone anziane che volevano dormire al caldo. Questo per le modeste case dei contadini; nei palazzi e nei castelli si realizzavano invece stufe molto più alte (ad uno o due corpi sovrapposti). Quello inferiore di dimensioni maggiori, con zoccolo e cornicione, appoggiava su un solido basamento di legno o di pietra munito sul davanti di piedini e inserito, sul retro, nella parete. A volte però i piedini erano anche sul retro.

Il corpo superiore “a torre”, poteva essere rettangolare od ottagonale, a volte anche tondo e con cupoletta finale. Il colore in genere usato era il verde, che dominò incontrastato per lungo tempo, particolarmente in Alto Adige, ma nel Settecento si usò molto anche il bianco con decorazioni su vari toni di azzurro. Più raramente la terra di Siena e i bruni in genere.

Tra la fine del Settecento e per tutto l’Ottocento prese gran voga la stufa a corpo cilindrico con decorazione a rilievi che riecheggiano lo stile Impero. La stufa si impreziosisce con medaglioni che raffigurano personaggi famosi o sacri e viene quasi completamente abbandonata la vecchia stufa con volta a botte.

Ma alla fine dell’Ottocento le stufe riacquistano la pianta quadrata e l’aspetto di un alto parallelepipedo che pur restringendosi, a volte, nella parte superiore. non mantiene più la sostanziale differenza tra corpo inferiore e corpo superiore che aveva caratterizzato le stufe dei secoli precedenti.

Per esigenze di mercato e di produzione le formelle a stampaggio, quadre, sono eseguite in un solo colore e propongono motivi geometrici a rilievo per mettere in evidenza il gioco delle ombre. In tempi recenti, quando dopo un lungo periodo di oblio la stufa di maiolica viene di nuovo in auge, vengono riprese sia le antiche forme delle varie epoche. Così come vengono studiate nuove forme più aderenti al gusto dei nostri giorni, fino al Postmoderno.

Ma in genere la stufa di maiolica viene preferita nelle sue forme classiche che tuttora vengono prodotte sugli antichi disegni ma con tecniche modernissime dai migliori fabbricanti.

Tecnica attuale di produzione delle stufe in maiolica
Le moderne stufe in maiolica si distinguono principalmente in due gruppi (la stufa “tradizionale piena” e “la stufa ad aria calda”. La tradizionale piena funziona per accumulo di calore; durante la combustione i gas caldi che si dirigono verso la canna fumaria sono prima incanalati in serpentine che vengono così riscaldate. Dalle serpentine (in materiale refrattario) il calore si irradia alla superficie in maiolica della stufa. Si ottiene così una dispersione minima di calore con un riscaldamento uniforme. Questa stufa viene alimentata con legna, ramoscelli, Iignite (mattonelle) oppure trucioli.

La legna va bruciata a piena fiamma per breve tempo. Quando sarà tutta bruciata si chiude ermeticamente la stufa e in tal modo la brace rimane attiva fino a 24 ore. Una stufa tradizionale piena può riscaldare tanto quanto è la superficie radiante e quindi è consigliabile per ambienti con cubatura massima di circa 100 m3. La stufa ad aria calda è lo sviluppo più avanzato della tradizionale stufa in maiolica piena.

E’ costituita da una caldaia interna in ghisa dove avviene la combustione e da un rivestimento esterno in maiolica. Tra caldaia e rivestimento rimane uno spazio libero dove l’aria viene riscaldata. Proseguirà poi verso l’alto uscendo dalla stufa nell’ambiente circostante. Avviene così una circolazione naturale e attraverso bocchette regolabili si può dirigere l’aria calda dove si vuole fino a riscaldare con apposite tubature altre camere od anche il piano superiore dell’abitazione.

Vantaggio di questa stufa è che l’ambiente dove è collocata si riscalda subito perchè il flusso d’aria calda inizia con la combustione; in seguito si aggiunge poi il calore per irradiazione come accade nelle stufe tradizionali. E’ un tipo di stufa che può funzionare non solo a legna, ma anche con carbone, gas o cherosene (dipende dal tipo di caldaia scelto), e la sua capacità di riscaldamento può raggiungere e anche superare i 300 m3.

Evidente quindi che con questo tipo di stufa, il cui aspetto esterno è del tutto simile a quelle tradizionali piene in maiolica, si ottiene I’optimum del riscaldamento rispettando sia le necessità igienico-sanitarie che le esigenze tecniche (grande emanazione di calore e massimo sfruttamento del combustibile).

Come si è visto, la stufa in maiolica, nata nella zona alpina da tempo immemorabile, rimane uno dei più efficaci mezzi di riscaldamento senza dimenticare la sua lunga tradizione artistica e storica che ne fa anche un “oggetto” di arredamento, piacevole e accogliente in ogni ambiente.