Storia della Stufa

Storia della Stufa
Il termine “Stube”, ossia la stanza riscaldata a stufa, deriva etimologicamente dall’antico germanico la cui radice è la stessa del termine frisone “Stoev” o “Stoevchen” col quale si definiscono i piccoli scaldini di ottone o di terracotta.

La Stufa
La stufa in muratura intonacata, conosciuta anche come Kachelofen, si caratterizza per la grande inerzia termica, per la capacità di accumulare calore e di cederlo uniformemente all’ambiente.

E’ particolarmente conveniente se si ha la possibilità di stivare la legna necessaria al suo funzionamento.

È stata rivalutata dall’architettura bioecologica per le sue caratteristiche, che la fanno collocare tra i migliori sistemi di riscaldamento dal punto di vista della salubrità.

Riscalda in massima parte secondo i principi dell’irraggiamento, assicurando una piacevole sensazione di calore con temperatura bassa dell’aria e più elevata delle pareti che circondano il locale nel quale la stufa è posizionata.

Collocata preferibilmente al centro dell’edificio, tradizionalmente tra il locale cucina e la zona di soggiorno, ma comunque sempre in una posizione strategica per irradiare calore “dal centro alla periferia”.

In questo scenario, può essere considerata, lì dove il suo uso si è mantenuto, il vero e proprio cuore della casa.

Analizzando la Storia della Stufa si può dire che esistono essenzialmente due tipi di Kachelofen e moltissime varianti per quanto riguarda la forma.

I due tipi sono:
la stufa intonacata a calce e la stufa rivestita di piastrelle di maiolica (dette kachel) si presenta come una vera e propria opera d’arte artigianale con decori e pennellature fatte a mano.

Per quanto riguarda le forme si può spaziare e adattare a qualsiasi tipo di ambiente ed architettura.

Di solito attorno alla Kachelofen corre una panca in maiolica , in legno, in metallo oppure in tessuto.

La Kachelofen va costruita sul luogo utilizzando mattoni e malte refrattarie e la sapiente messa in opera di “giri di fumo”.

Il calore viene immesso in appositi percorsi nei quali esso viene ceduto alle pareti che hanno il compito di accumularlo per poi cederlo lentamente per irraggiamento tramite le superfici calde.

L’irraggiamento prodotto dalla stufa non produce sensibili movimenti d’aria, riducendo al minimo la circolazione della polvere.

E’ notevole inoltre il risparmio energetico che essa consente.

La sua capacità di accumulare calore e di cederlo lentamente quando sia a regime, consente di caricare con legna la stufa solo due volte al giorno, al mattino e alla sera.

Qualora sia adeguatamente progettata per l’ambiente che si desidera riscaldare e per le esigenze dei suoi fruitori, essa può essere l’unica fonte di calore o può essere minimamente integrata con un altro sistema di riscaldamento.

I costi di installazione possono variare sensibilmente e gran parte della spesa dipende dal tipo, dalla qualità delle piastrelle di maiolica e dei materiali con i quali viene costruita la camera di combustione e i giri di fumo.

La costruzione della stufa intonacata fine a calce è decisamente più economica avendo comunque un’ ottima resa di durata del calore nell’arco della giornata.

I costi di manutenzione sono in ambedue i tipi di stufa praticamente inesistenti essendo privi di materiali metallici all’interno della camera di combustione.

Si richiede ovviamente l’efficienza della canna fumaria, che deve essere dimensionata in modo adeguato.

Importante anche la periodica pulizia della camera di combustione e dei percorsi del fumo.

Le radici di un’antica storia della stufa

Nel museo di Arti Popolari di Innsbruck si può ammirare un’antica stufa contadina del XVI secolo, proveniente dalla Val Pusteria, caratterizzata dalla parte superiore a volta schiacciata, che ricorda in modo evidente gli antichi forni da pane.

Non sembra quindi azzardato ipotizzare che la stufa trovi le sue radici proprio in questi antichi manufatti di cui sono state trovate tracce, già nei villaggi palafitticoli dell’età del bronzo.

Questi forni da pane erano costituiti da un fondo di argilla rinforzato con corteccia d’albero su cui poggiavano lastre di pietra funzionanti da accumulatori di calore.

La volta a botte del forno veniva ottenuta con l’intreccio di rami flessibili (come il salice ad esempio) coperti poi da argilla, mentre l’imboccatura del forno veniva poi chiusa con una lastra di pietra.

Quando ci si rese conto che il forno oltre a cuocere, irradiava calore nello spazio circostante, nacque il concetto di stufa, è logico presumere che questa scoperta sia avvenuta nelle regioni a clima freddo e infatti è proprio in regioni come quelle alpine che si svilupperà nel tempo tutta una cultura del manufatto stufa, prima in cotto, poi in maiolica, cultura che continua tutt’ora.

La storia della stufa in maiolica, un’evoluzione di varianti e forme.

Le prime stufe ebbero basi rettangolari ed altezze piuttosto contenute ( 1,40 – 1 ,60 mt.).

Alcune erano piane, altre erano munite superiormente di una volta a botte (è la cosiddetta stufa a muletto).

Intorno alla stufa frequentemente veniva posta un’impalcatura in legno che consentiva la sistemazione di una panca, serviva da appoggio per panni che dovevano asciugare, ma cosa più importante serviva durante l’inverno a sostenere un pagliericcio; una specie di letto provvisorio per le persone anziane che volevano dormire al caldo.

Questo per le modeste case dei contadini.

Nei palazzi e nei castelli si realizzavano invece stufe molto più alte (ad uno o due corpi sovrapposti).

Quello inferiore di dimensioni maggiori, con zoccolo e cornicione, appoggiava su un solido basamento di legno o di pietra munito sul davanti di piedini e inserito, sul retro, nella parete.
A volte però i piedini erano anche sul retro.

Il corpo superiore “a torre”, poteva essere rettangolare od ottagonale, a volte anche tondo e con cupoletta finale.

Il colore in genere usato era il verde, che dominò incontrastato per lungo tempo, particolarmente in Alto Adige, ma nel Settecento si usò molto anche il bianco con decorazioni su vari toni di azzurro.
Più raramente la terra di Siena e i bruni in genere.

Tra la fine del Settecento e per tutto l’Ottocento prese gran voga la stufa a corpo cilindrico con decorazione a rilievi che riecheggiano lo stile Impero.

La stufa si impreziosisce con medaglioni che raffigurano personaggi famosi o sacri e viene quasi completamente abbandonata la vecchia stufa con volta a botte.

Ma alla fine dell’Ottocento le stufe riacquistano la pianta quadrata e l’aspetto di un alto parallelepipedo che pur restringendosi, a volte, nella parte superiore, non mantiene più la sostanziale differenza tra corpo inferiore e corpo superiore che aveva caratterizzato le stufe dei secoli precedenti.

Per esigenze di mercato e di produzione le formelle a stampaggio, quadre, sono eseguite in un solo colore e propongono motivi geometrici a rilievo per mettere in evidenza il gioco delle ombre.

In tempi recenti, quando dopo un lungo periodo di oblio la stufa di maiolica viene di nuovo in auge, vengono riprese sia le antiche forme delle varie epoche.

Così come vengono studiate nuove forme più aderenti al gusto dei nostri giorni, fino al Postmoderno.

La storia della stufa: ecco le tecniche attuali di produzione delle stufe in maiolica.

Le moderne stufe in maiolica si distinguono principalmente in due gruppi ( “la stufa tradizionale piena” e “la stufa ad aria calda”).

  • La stufa tradizionale piena funziona per accumulo di calore; durante la combustione i gas caldi che si dirigono verso la canna fumaria sono prima incanalati in serpentine che vengono così riscaldate.

    Dalle serpentine (in materiale refrattario) il calore si irradia alla superficie in maiolica della stufa.

    Si ottiene così una dispersione minima di calore con un riscaldamento uniforme.

    La legna va bruciata a piena fiamma per breve tempo.

    Quando sarà tutta bruciata si chiude ermeticamente la stufa e in tal modo la brace rimane attiva fino a 12 ore.

    Una stufa tradizionale piena può riscaldare tanto quanto è la superficie radiante.

  • La stufa ad aria calda è lo sviluppo più avanzato della tradizionale stufa in maiolica piena.

    E’ costituita da una caldaia interna in ghisa dove avviene la combustione e da un rivestimento esterno in maiolica.

    Tra caldaia e rivestimento rimane uno spazio libero dove l’aria viene riscaldata.

    Avviene così una circolazione naturale e attraverso bocchette regolabili.

    Vantaggio di questa stufa è che l’ambiente dove è collocata si riscalda subito perchè il flusso d’aria calda inizia con la combustione.
    In seguito si aggiunge poi il calore per irradiazione come accade nelle stufe tradizionali.

    E’ un tipo di stufa che può funzionare non solo a legna ma anche a pellets.

    Evidente quindi che con questo tipo di stufa, il cui aspetto esterno è del tutto simile a quelle tradizionali piene in maiolica, si ottiene l’optimum del riscaldamento rispettando sia le necessità igienico-sanitarie che le esigenze tecniche (grande emanazione di calore e massimo sfruttamento del combustibile).

Come si è visto, la stufa in maiolica rimane uno dei più efficaci mezzi di riscaldamento senza dimenticare la storia della stufa, concetti ed evoluzioni di una lunga tradizione artistica e storica che ne fa anche un “oggetto” di arredamento, piacevole e accogliente in ogni ambiente.

La storia della stufa affonda le sue radici addirittura all’Età del Bronzo, fino ad arrivare ai giorni nostri,  sebbene l’evoluzione abbia affinato l’aspetto estetico, rimangono i concetti primitivi nella gestione del calore.

 


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